Il mestiere dell’attore e l’arte della comicità — Intervista a Gianfranco D’Angelo
La voce di questa intervista
Gianfranco D’Angelo
- Professione
- Attore e comico
- Provenienza geografica
- Roma, Lazio, Italia
Gianfranco D’Angelo, attore e comico, è al centro di questa conversazione sul tema: il mestiere dell’attore e l’arte della comicità. Il dialogo ripercorre esperienze, scelte e riflessioni emerse nel corso dell’intervista, lasciando spazio alla voce dell’ospite.
Quando è iniziata la sua carriera artistica? Cos’è per lei il mondo della televisione del teatro?
D’Angelo: “ La mia prima recita l’ho fatta nel 1963 al teatro delle Arti a Roma un solo giorno, ma in effetti la mia carriera artistica incomincia nel 1965 al TEATRO IL CORDINO, costruito da me da alcuni miei fraterni amici, nel cuore di Trastevere, con i testi di Maurizio Costanzo.
La televisione fa parte della nostra vita da circa mezzo secolo, costruisce immagini e contribuisce alla conoscenza del mondo lontano. Nei decenni più recenti la televisione ha perso un po’ le sue principali funzioni e qualità, a favore dell’audience. Per quanto mi riguarda, la televisione rimane il mezzo di comunicazione di massa più potente più popolare. La TV mi ha dato la popolarità che poi mi ha aiutato a fare il teatro.
Il teatro è il mio grande amore. Silvio D’Amico lo ha definito: << LA COMUNIONE DI UN PUBBLICO CON UNO SPETTACOLO VIVENTE>>. Il teatro si differenza dalle pellicole o dalle immagini della TV proiettate sopra su uno schermo, sempre identiche, inalterabili, insensibili alla presenza di chi le vedrà. Il teatro vuole l’attore vivo che parla che agisce scaldandosi alla reazione del pubblico”.

Sappiamo tutti che è stato il grande mattatore del famosissimo programma televisivo degli anni ’80 “Drive In” targato Antonio Ricci su Canale 5. Che cosa è stato per lei il mondo di “Drive In” e la televisione di quegli anni?
D’Angelo: “ Drive-in è stata la trasmissione comica più rappresentativa degli anni 80. La velocità dei cambi di scena, gag rapidissime, monologhi graffianti. La televisione di stato di quegli anni era una televisione stanca, antica, soprattutto il varietà. Per me è stato il periodo più bello e più divertente. Tra noi c’era un grande affiatamento, stavamo quasi sempre tutti insieme ci divertivamo a fare gli scherzi. Purtroppo il mondo di Drive In oggi è solo un bel ricordo degli anni ‘80”.
“Il teatro è grato agli artisti (come il nostro Gianfranco D’Angelo) e al pubblico perché sono loro i veri pilastri di questa forma di comunicazione, di amore, di affetto e di emozioni e di risate verso il mondo positivo”
Ma lei si sente più un attore comico o un attore drammatico?
D’Angelo: Io mi sento soprattutto un attore. Come nel campo della medicina ci sono le specializzazioni, io nel mio campo ho scelto quella comica. Ma questo non significa che un attore non possa interpretare ruoli drammatici. Io ho avuto lo stesso successo con la commedia “Indovina chi viene a cena “. La cosa principale per un attore è quella di assumere un aspetto coerente con il personaggio che interpreta per renderlo credibile agli spettatori.”
Nel lavoro dell’attore comico, che rapporto c’è tra l’ideazione del personaggio e la scrittura del drammaturgo?
D’Angelo: “Il mestiere dell’attore è il più antico del mondo risale al 530 a.C. La comicità secondo me nasce con Plauto, le sue commedie si recitano ancora oggi io ne ho interpretata più di una. Per quanto riguarda la sintonia dell’attore con il drammaturgo credo che sia necessaria per valorizzare un opera”.
“Il teatro vuole l’attore vivo che parla che agisce scaldandosi alla reazione del pubblico”
Il teatro pirandelliano è basato sulla poetica dell’umorismo (<>); essa ( la poetica dell’umorismo) ha fatto una distinzione tra persona/ personaggio ( maschera), affermando che il personaggio è la maschera che recita la parte dettata dalla società e che produce il verosimile. Il suo teatro ( ironicamente definiamolo teatro d’angeliano) si accosta alla poetica dell’umorismo del teatro pirandelliano? [DA VERIFICARE]
D’Angelo: “Pirandello porta l’esempio di una vecchia signora che si tinge i capelli e si trucca goffamente si veste come una giovane. La prima reazione nel vederla è quella di ridere vedendo il lato comico della situazione perché la vecchia è il contrario di quello che dovrebbe essere alla sua età. Poi interviene la ragione la vecchia signora scopre che quel modo di truccarsi è solo paura della vecchiaia e crede di allontanarla vestendosi in quel modo. Questo è il momento del “sentimento del contrario”.
Nei vari personaggi che ho interpretato al Drive In diciamo che si accostavano leggermente alla poetica dell’umorismo pirandelliano, che sarebbe più giusto chiamare nel mio caso, come suggerito nella domanda, umorismo “D’angeliano”.
Chi vorrebbe ringraziare per il suo percorso personale professionale? Quale consiglio può dare ai giovani studenti come me per raggiungere la carriera artistica? Ora quali sono i suoi progetti futuri?
D’Angelo: “Vorrei ringraziare tutte le persone che mi sono state vicino con affetto e mi hanno incoraggiato nei momenti difficili ad andare avanti. Il consiglio che posso dare ai giovani che vogliono intraprendere questa carriera è quello di porsi una semplice domanda: “Mi sento veramente portata a diventare un’attrice? “ Se si è sicuri di questo, bisogna farsi una cultura di base sapere tutto sul teatro il cinema e la televisione di ieri e di oggi.
Poi frequentare un buon laboratorio per la dizione la recitazione la gestualità. Attualmente sono in scena a Roma con una commedia dal titolo “Harry..ti presento i miei “ Per quanto riguarda la stagione estiva sarò in tournée con “Il bello dell’Italia” spettacolo musicale”.
Concludo questa mia intervista accennando una risposta davvero bella data dal nostro artista “ IL teatro vuole l’attore vivo che parla e che agisce scaldandosi con la reazione del pubblico”. Con questa definizione bellissima indicata dal maestro Gianfranco D’Angelo, io aggiungo che il teatro per tutti, non solo per i grandi attori, è quello strumento che ci aiuta a tirare fuori le nostre paure le nostre sofferenze, ma non solo, ma è anche un modo di comunicare di socializzare con gli altri.
Il teatro è quella vera scatola che fa rivivere anche i ricordi del passato. Prendiamo per esempio il grande teatro di Eduardo De Filippo. Il teatro eduardiano è veramente un vero teatro nel teatro, ossia un teatro che è riuscito a mettere in scena, con accenni drammatici e comici, tutto quello che è accaduto in passato e che ancora oggi stiamo vivendo: come la guerra, violenza, boicottaggio etc… Ecco il teatro è la forma di ogni positività.
Il teatro è grato agli artisti (come il nostro Gianfranco D’Angelo) e al pubblico perché sono loro i veri pilastri di questa forma di comunicazione, di amore, di affetto e di emozioni e di risate verso il mondo positivo.
