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La scrittura, il teatro e la vita — Intervista a Laura Fortunato

La voce di questa intervista

Laura Fortunato

Professione
Scrittrice, autrice teatrale e docente
Provenienza
Casamassima

Laura Fortunato, scrittrice, autrice teatrale e docente, è al centro di questa conversazione sul tema: la scrittura, il teatro e la vita. Il dialogo ripercorre esperienze, scelte e riflessioni emerse nel corso dell’intervista, lasciando spazio alla voce dell’ospite.

Ispirazioni e riferimenti

Professoressa Laura Fortunato cosa ha ispirato in lei l’arte della letteratura e della scrittura?

Fortunato: Un saluto! Innanzitutto mi ha ispirato la cultura, perché ho insegnato e, quindi, mi piace molto leggere. La cultura io l’adoro e, poi, mi rendo conto che essa non è qualcosa di astratto, ma è la vita stessa e reale. Per cui questa vita reale che si riconosce con una cultura, io ho tratto i miei personaggi. Non c’è alcuna differenza tra la realtà e la cultura che noi approfondiamo!

Laura Fortunato
Laura Fortunato · ritratto dall’archivio di Voci dell’Arte

Ci parli di questo romanzo? Come mai ha scelto questo titolo “Undici”?

Fortunato: Ho intitolato “Undici” quest’opera, perché sono “Undici” i testi teatrali; ecco perché è venuto fuori questo numero “Undici” e anche questo titolo

Nella sua opera teatrale “Undici” si definisce la parola “oltre” che è la perifrasi di “talento artistico”, “sogno nel cassetto” o “vena artistica”. Qual è l'”oltre” dei suoi personaggi raggiunti?

Fortunato: L'”oltre” è sempre un sogno nel cassetto ed è qualcosa che incomincia da una parte dell’intimo dell’essere che, purtroppo, spesso non può essere raggiunto perché ci sono i condizionamenti della società. La società che obbliga ciascuno di noi a coprire dei ruoli che spesso nessuno si è scelto.

Per cui ciascun personaggio cova dentro di sé un’aspettativa, qualcosa di diverso dal ruolo che copre nella società; spesso, questo “oltre” non viene raggiunto perché nella vita ci sono molti ostacoli e, quindi, ci sono delle “catene” ( infatti ho parlato delle “catene” nel libro) che non si possono rompere, altrimenti ci sono delle forze centrifughe che si perderebbero.

A volte, quando sono inconsapevoli i personaggi scoprono di avere qualsiasi aspettative questo “oltre” grazie all’aiuto di un’amica, di un familiare tipo “Oltre lo sguardo” Elisa che ti è piaciuto tanto; grazie a questi personaggi li chiamiamo “aiutanti”, loro riescono a scoprire di avere qualcosa che non avevano mai scoperto di avere dentro di sé

“Ho amato questo libro, scritto con un linguaggio semplice e naturale, ed ho compreso che l’arte o, se si vuol dire l'”oltre”, ci fa diventare, come i personaggi dell’opera “Undici”, paladini del nostro “io” e della vita reale e non fittizia”

I suoi personaggi, man mano che ho letto la sua opera, sono “mobili”, ossia si trasformano attraverso i vari racconti che tratta, oppure “immobili”, ossia sono statici, fermi, inermi con le loro emozioni, paure, caratteristiche etc…?

Fortunato: Sì all’inizio appare che sia tutto negativo perché, come ho detto prima, la vita ci sovrappone degli ostacoli e a volte sono insormontabili; però a me non piace la negatività della vita, io voglio trovare sempre la luce ed uno spiraglio, e, quindi, sempre, in tutti i testi teatrali ho messo un tentativo di raggiungere questo “oltre” o da soli oppure grazie a qualche aiutante; ma c’è sempre la possibilità di mutare la propria esistenza.

Quindi i miei personaggi sono “mobili” perché vorrebbero modificare la loro esistenza e spesso riescono con il sostegno degli altri, tipo per esempio chi è malato? è quell’uomo che è statico, che è molto chiuso, è vittima dei condizionamenti della società e, anche, lui si è creato, viene aiutato dai suoi famigliari a venir fuori da questa maschera che si è creato grazie all’aiuto della famiglia, della moglie dei suoi figli. Quindi i miei personaggi sono “mobili”!

Dentro i personaggi

Il suo romanzo, oltre, ad evidenziare la parola “oltre”, sottolinea l’accezione di “speranza”. Qual è la speranza nel scrivere quest’opera? Quanto la speranza ha trasmesso nei suoi personaggi?

Fortunato: Come dicevo prima, c’è sempre un filo di speranza, e di raggiungere qualcosa di positivo, anche se tutto intorno è negativo. Per cui anch’io, scrivendo questo libro, ho voluto crearmi delle aspettative della possibilità nella vita, non si sa mai. Anche se fino ad ora tutto è ancora statico, però spero sempre che qualcuno si accorga che questo libro lo mettesse in scena

Qual è l’elemento eroico che unisce al nonno e allo zio di Giulia ( nel brano “Oltre”), ad Elisa ( nel brano “Oltre lo sguardo”) e a Roberto ( nel brano in “Canta che ti passa”)?

Fortunato: Sono tutti personaggi nobili ed eroici perché sono positivi e gli elementi che li uniscono sono la riflessione la saggezza. Sono personaggi che amano la vita e riescono aiutare gli altri per raggiungere una positività

“Per cui questa vita reale che si riconosce con una cultura, io ho tratto i miei personaggi”

Tutti questi personaggi che avete descritto sono riferiti nella vita reale oppure sono frutto della vostra immaginazione?

Fortunato: No, no, molto spesso sono tratti dalla vita reale perché la vita è quella che ci offre degli esempi e da questa vita tratto la vita di alcuni personaggi. Praticamente è la realtà che ispira tutti quanti, ma tutti i poeti ma anche gli scrittori prendono esempio dalla vita, prendono qualcosa dalla realtà. Anche Luigi Pirandello osservava i personaggi, lui li studiava per la strada e poi ritornava a casa e inventava

Qual è il messaggio che volete trasmettere in questa sua opera?

Fortunato: Ecco che anche se tutto intorno è negativo, non bisogna arrendersi, bisogna semplice cercare mai arrendersi realizzare le aspettative.

Ispirazioni e riferimenti

Quali sono i modelli che avete seguito per diventare una grande scrittrice?

Fortunato: Veramente mi piace molto Pirandello e, poi, mi sono ispirata, in alcuni testi teatrali popolari, alla realtà casamassimese a qualcosa che io mi porto dietro dall’infanzia e che mi ha sempre raccontato dai miei genitori e soprattutto da mio padre. Finisco tipo per esempio uno degli ultimi “Parola D’onore”, era un racconto di mio padre tratto dalla realtà

Chi volete ringraziare per il suo percorso letterario e di vita e quali saranno i vostri progetti futuri?

Fortunato: Innanzitutto vorrei ringraziare i miei genitori che mi hanno dato la possibilità di studiare di laurearmi perché loro credevano molto in me. Devo ringraziare la mia famiglia, a mio marito e ai miei figli, ai miei amici in particolare modo la prof.sa Rosa Rizzi e all’editore Ninì Costa che ha creduto in me ha pubblicato il mio libro. Cosa mi aspetta? Il mio desiderio è quello che uno di questi brani della mio libro venga messo in scena a teatro.

Grazie Mariateresa sono certa che quando raggiungerai l’oltre, tu possa togliere quella “catena” che ti ha impedito a sorridere per un po’ di tempo e grazie per questa bellissima intervista!

Concludo questa intervista accennando una delle risposte davvero interessanti date dalla nostra scrittrice Laura Fortunato: “Allora l”oltre” è un sogno nel cassetto ed è qualcosa che incomincia dalla parte dell’intimo dell’essere che, purtroppo, spesso non viene raggiunto perché ci sono i condizionamenti della società. La società non obbliga ciascuno di noi a capire dei ruoli che spesso nessuno si è scelto”.

A questa affermazione così esplicita, aggiungo che l'”oltre” non è solo il sogno nel cassetto, ma è il desiderio di qualcosa che si può raggiungere ed è sempre in sintonia con la “speranza” che è la vita reale. Credo che Elisa, il nonno e lo zio di Giulia e Roberto ci hanno insegnato, attraverso la loro positività, saggezza e filosofia, di essere noi stessi, di non avere paura e di affrontare la vita con l’aiuto di elementi importanti della nostra società: come la famiglia, la scuola ed enti sociali e l’amicizia.

Ho amato questo libro, scritto con un linguaggio semplice naturale, ed ho compreso che l’arte o, se si vuol dire l'”oltre”, ci fa diventare, come i personaggi dell’opera “Undici”, paladini del nostro “io” e della vita reale non fittizia.

Intervista di Mariateresa L’Abbate
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