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Raccontare il territorio attraverso il cinema — Intervista a Francesco D’Amato

La voce di questa intervista

Francesco D’Amato

Professione
Regista, sceneggiatore e scrittore
Provenienza geografica
Grumo Appula, Puglia, Italia

Francesco D’Amato, regista, sceneggiatore e scrittore, è al centro di questa conversazione sul tema: raccontare il territorio attraverso il cinema. Il dialogo ripercorre esperienze, scelte e riflessioni emerse nel corso dell’intervista, lasciando spazio alla voce dell’ospite.

Per te la voce dell’arte è l’espressione di cultura, musica e creatività. Come emerge questa idea nel tuo cortometraggio?

D’Amato: La cultura è stata opzionata di decadenza perché viviamo in un mondo di decadenza culturale; quindi, è forte l’esigenza di una riabilitazione della cultura perché i ragazzi che hanno anche, come dire, interpretato alcuni ruoli sono stati coinvolti con la consapevolezza di dover finalmente per un certo periodo abbandonare i social, abbandonare i dispositivi e dedicarsi ad una forma d’arte. Questo contemplando appunto la rivalutazione della cultura

“Questo contemplando appunto la rivalutazione della cultura”

Francesco D’Amato
Francesco D’Amato · ritratto dall’archivio di Voci dell’Arte

Questo cortometraggio che lei ha girato è tratto da una storia noir in cui alcuni ragazzi sono alla ricerca di nuovi indizi per scoprire il tesoro arcano del Paese Azzurro. Ci racconti di questo cortometraggio?

D’Amato: Innanzitutto la scelta del giallo è dettata da una mia ultima fatica editoriale: un romanzo giallo dal titolo “Il morto di San Felice”, il giallo è forse l’unico, sicuramente, genere letterario che può in un certo qual modo tenere i ragazzi; come dire avere l’attenzione dei ragazzi in maniera diversa perché appunto il sol fatto di dover scoprire dover capire alla fine chi è il colpevole chi è l’assassino come va a finire la storia in un certo qual modo gli tiene un po’ ecco più attenti rispetto ad una storia magari anche un po’ noiosa, ecco la scelta del giallo per questo tipo di lavoro

“Io non conoscevo Casamassima ed è stato molto bello scoprire degli scorci davvero molto molto entusiasmanti; tant’è che nel film ne ho dovuti tagliare un po’ per un discorso appunto di tempi; e questo mi è molto dispiaciuto!”

Quali luoghi del Paese Azzurro hai scelto per il cortometraggio e perché sono significativi?

D’Amato: Casamassima è stata una grande rivelazione. Io non conoscevo Casamassima ed è stato molto bello scoprire degli scorci davvero molto molto entusiasmanti; tant’è che nel film ne ho dovuti tagliare un po’ per un discorso appunto di tempi; e questo mi è molto dispiaciuto!

Però ho scoperto delle realtà anche architettoniche anche artistiche; è molto molto interessante per cui io spero, lo dico in maniera come dire disinteressata, che così come accade a me, sono anche un iscritto all’associazione Fai, quindi mi piace seguire le iniziative che vanno a rivalutare il nostro territorio e spero che appunto con il cortometraggio ci sia una flusso di turisti che possano in maniera diversa approcciarsi al territorio perché effettivamente è questo un modo per rivalutare anche il territorio

Come è stato lavorare con questi ragazzi? Che cosa vi ha insegnato dall’esperienza di questi ragazzi della scuola?

D’Amato: Lavorare con i ragazzi è stata un’esperienza davvero particolare. Non ero all’inizio preparato all’approccio con i ragazzi d’oggi; perché mi aspettavo magari degli atteggiamenti disinteressi, invece per fortuna non si sono verificati.

Anzi i ragazzi hanno risposto in maniera molto molto positiva e questo, quindi, apre uno spiraglio ad una forma di speranza rispetto al discorso che si faceva all’inizio della CULTURA, quindi che i ragazzi si possano approcciare in maniera diversa più matura alla cultura perché oggi onestamente appunto che io vivo già con delle esperienze in passato a Cinecittà nell’ambito della cinematografia, ora con questi ultimi tre romanzi che ho scritto vivo il discorso editoriale ma non perché lo vivo da scrittore ma da lettore.

Noto un certo disinteresse nella cultura e questo sinceramente fa molto male

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