Scrivere e dirigere la commedia — Intervista a Alessandro Pondi
La voce di questa intervista
Alessandro Pondi
- Professione
- Regista e sceneggiatore
- Provenienza geografica
- Ravenna, Emilia-Romagna, Italia
Alessandro Pondi, regista e sceneggiatore, è al centro di questa conversazione sul tema: scrivere e dirigere la commedia. Il dialogo ripercorre esperienze, scelte e riflessioni emerse nel corso dell’intervista, lasciando spazio alla voce dell’ospite.
Gli inizi e la passione
Quando hai sentito la vocazione verso il mondo della regia cinematografica? È stata una vocazione casuale o passionale?
Pondi: Il cinema mi ha sempre affascinato sin da bambino. Ricordo che un mio compagno delle scuole elementari aveva il nonno sindaco al quale regalavano ogni anni la tessera per entrare gratuitamente a tutte le sale cinematografiche di Ravenna, che allora erano sei. E così, di sabato e di Domenica, io e questo mio amico, che si chiama Giorgio, saltavamo da una sala cinematografica all’altra con l’obbiettivo di vedere più film possibili.
Erano i due giorni della settimana che preferivo, e finiva sempre che i genitori ci venivano a ripescare all’ora di cena nel buio di qualche sala. Credo che sia nata lì, la mia grande passione per la regia cinematografica. Il pensiero che in ogni pellicola c’è un “direttore d’orchestra” che decide ogni cosa mi ha sempre affascinato e rapito.

Quanto è determinante la tua passione nel renderla una vera e propria professione?
Pondi: Questo mestiere o lo ami o è meglio lasciar perdere percorrere altre strade. Io sono un istintivo e passionale non riesco a immaginare un approccio diverso al lavoro e credo che queste mie caratteristiche mi abbiano indubbiamente aiutato ad intraprendere questa professione.
Evocare, nel gergo letterario, cinematografico e teatrale, è la chiave fondamentale di ogni linguaggio artistico. È lo spazio della fantasia, il fumoso riquadro in cui si vagheggiano storie, si inventano personaggi, situazioni più o meno probabili, e dove si diventa spesso protagonisti di sogni a occhi aperti. Bene. Quando scegli i personaggi nei tuoi film lì scegli in base ad un momento particolare della tua vita oppure li scegli in base al frutto della tua fantasia?
Pondi: Non ho una regola precisa quando scrivo un film. A volte parto dalla storia poi arrivano i personaggi, altre volte invece parto dal personaggio e piano piano dipano la storia. In“Tutta un’altra vita” sono partito dal personaggio, ed essendo un amante della commedia all’italiana, il mio personaggio rievoca in un certo qual modo Alberto Sordi e così ho pensato ad Enrico Brignano, che secondo me è l’attore italiano che più lo ricorda ai giorni d’oggi. “
“Credo che sia nata lì, la mia grande passione per la regia cinematografica”
Quali sono gli ingredienti per dirigere un buon film?
Pondi: La base di tutto è la sceneggiatura, con una buona sceneggiatura in mano metà del lavoro è fatto. Poi è importante avere una buona visione d’insieme, scegliere gli attori giusti, possedere il senso del comando e nel caso di una commedia è fondamentale divertirsi e trasmettere la tua visione la tua passione a tutti coloro che lavorano con te.
Il cinema e le sue storie
Che cosa è per Alessandro Pondi la figura del regista?
Pondi: Il regista è il direttore d’orchestra, è il trascinatore è colui che ha in mano tutte le risposte anche quando non ce le ha.
Mi piacerebbe sapere come sei riuscito a coinvolgere artisti molto stimati come Brignano, Favino, Beppe Fiorello, e come ti sei rapportato con loro durante la lavorazione dei tuoi film?
Pondi: “Inizio a coinvolgere gli attori dalla scrittura. Sia Favino che Fiorello che Brignano hanno amato la sceneggiatura e una volta coinvolti emotivamente è più facile istaurare un rapporto di complicità. Sono un regista che ama gli attori, mi piace coinvolgerli, leggere il copione insieme a loro e sempre insieme a loro, prima di iniziare a girare il film, mi piace raccogliere le loro osservazioni e magari arricchire di sfumature i personaggi. Quando siamo sul set, viene naturale”.
“Io sono un istintivo e passionale e non riesco a immaginare un approccio diverso al lavoro e credo che queste mie caratteristiche mi abbiano indubbiamente aiutato ad intraprendere questa professione”
Ci racconti del tuo film “Tutta un’altra vita”? Come mai hai scelto questo titolo?
Pondi: “Tutta un’altra vita racconta la storia di Gianni, un tassista romano, con una moglie due figli, che sogna di vincere la lotterai per cambiare il suo quotidiano scialbo e sempre uguale.
E quando una coppia benestante, in partenza per le Maldive, dimentica nel suo taxi le chiavi della loro meravigliosa villa da mille una notte, lui azzarda, e per una settimana si impossessa della villa e della vita del suo proprietario, finendo in una giostra di emozioni mai vissute prima che culminano nell’incontro inaspettato con Lola, un sogno di ragazza che vede in lui un vincente che gli sconvolge l’esistenza.
Il titolo, a differenza di “Chi m’ha visto”, che è nato ancora prima di scrivere la sceneggiatura, è saltato fuori per ultimo in una lunga chiacchierata con i miei co-sceneggiatori (Paolo Logli, Mauro Graiani e Riccardo Irrera) Ci siamo detti: beh, in effetti Gianni sta vivendo “tutta un’altra vita”. E così lo abbiamo scritto in cima al copione.
Cosa ne pensi del cinema in futuro?
Pondi: Viviamo nell’era delle piattaforme digitali, l’offerta di film e serie televisive si è centuplicata, ma il cinema conserverà sempre il suo grande fascino. Chi va al cinema decide di prendersi una pausa per sé. Spegne il telefonino, si infila in una sala buia, spesso la poltrona non è nemmeno troppo comoda, ma soltanto lì, davanti al mega schermo puoi dire di esserti calato davvero nel mondo dei sogni.
Ispirazioni e riferimenti
Quali sono i modelli a cui ti sei ispirato per diventare un regista già affermato? Qual è la colonna sonora del tuo percorso personale professionale?
Pondi: Ho iniziato il mio percorso da sceneggiatore poco più che ventenne, accanto al grande maestro Luciano Vincenzoni, sceneggiatore di molti capolavori di Sergio Leone, Pietro Germi, Monicelli e molti altri. È stato lui a trasmettermi l’amore per la commedia all’italiana e quando scrivo, prima ancora di dirigere, il mio sguardo vola su di loro.!
Chi vorresti ringraziare per il tuo percorso personale professionale? Quali saranno i tuoi progetti futuri?
Pondi: “I miei genitori che hanno capito e non mi hanno ostacolato nelle mie scelte, nonostante a vent’anni fossi già fuori casa a lottare per fare questo mestiere.
Progetti futuri? Ne ho tanti, ma adesso godiamoci “Tutta un’altra vita”.
