La musica come linguaggio universale — Intervista a Beppe Vessicchio
La voce di questa intervista
Giuseppe “Beppe” Vessicchio
- Professione
- Direttore d’orchestra, compositore e arrangiatore
- Provenienza geografica
- Napoli, Campania, Italia
Direttore d’orchestra, compositore e arrangiatore, Beppe Vessicchio riflette sul significato della musica e sul suo potere di unire. Dalla passione personale al lavoro con gli artisti e l’orchestra, la conversazione si apre anche alla formazione dei giovani musicisti.
La musica e le parole
Quando è nato il suo legame con la musica? Che cosa significa per lei definirla una voce dell’arte?
Vessicchio: “Innanzitutto, io non riesco ad andare indietro da così tanto tempo e ricordarmi quando è cominciato tutto. Mi sembra che sia iniziato dalla nascita, ovvero in casa mia si faceva musica, la musica serviva per festeggiare, la sensazione che si festeggiasse la vita, ma non ricordo aneddoti particolari a cui far riferimento.
La domenica si riuniva la famiglia, c’erano le sorelle di mio padre che erano tantissime; mio fratello e mia sorella cantavano ed io partecipavo a questo evento ed ero più piccolo e cercavo di suonare più strumenti possibili ed immaginabili per far parte a questa festa. Ma da lì mi sono reso conto il valore grandioso che ha la musica già dentro di noi. Mai e poiché la musica è presente in tutti gli altri che ci circonda, diventa lo strumento comune che ci si può collegare.
Secondo me, al di là di qualunque altra separazione, quando si parla della musica come linguaggio universale, tutto sommato si dice che è una cosa vera ed è la seconda lingua dei popoli. Io ho incontrato molti musicisti con i quali non riuscivo a scambiare due parole perché le lingue proprie erano impossibili e lontane, ma quando avevamo in mano diversi strumenti e lo spartito il linguaggio era assolutamente comune, quindi era universale perché ci uniscono sotto più punti di vista.
(“Infatti Richard Wagner, grande musicista del 1900, aveva teorizzato la riforma musicale il “WORT-TON-DRAMA”, ovvero in un’opera unitaria parola, musica e realizzazione scenica a opera di un unico artefice. Questa riforma, come ben sa Maestro, verrà ripresa dalle Avanguardie per realizzare il famoso principio dell’inter-artisticità, ovvero l’unione delle arti”).
Non solo, Wagner la recuperava dai greci perché, come ben sai, la musica deriva dall’accezione greca “mousikë” che significava “arti delle muse”. Quindi già alludeva all’epoca, ad un’azione molto complessa fatta appunto di gestualità fisica, parola e suono. Quindi ogni volta che ritorniamo sempre a questo punto. Cioè qualche volta ce ne dimentichiamo, vivono separatamente le discipline, però quand’è che trovano la forza?
Proprio quando i sensi nostri come per esempio la vista, l’udito dal punto di vista della piacevolezza dei suoni, ma anche la parola che ci dà i contenuti, trovano questa sinergia capace di coinvolgerci. Io mi auguro che possano di nuovo ritrovarsi tutti insieme in forme dove il pubblico può, secondo noi, partecipare molto di più di quella che è la semplice canzone; quindi, mi auguro un rinnovo quello che è la cultura del teatro musicale.
Il musical già lo conosciamo, anche il teatro musicale, l’opera, il melodramma lo conosciamo. Quindi fatto ci auguriamo che su questa scia si possa coltivare una forma di spettacolo”.

Che ruolo ha avuto la passione nel trasformare la musica in una professione?
Vessicchio: Vorrei dire una bugia, nel senso che non è stata determinata la volontà, no; io penso che non ho saputo fare a meno di realizzare questo; era proprio la materia di per sé che mi ha rapito, quindi non ho dovuto fare uno sforzo grande.
L’unico sforzo grande è stato quello di studiare architettura, cioè di frequentare il liceo scientifico e architettura e parallelamente agli studi della musica perché come in nelle famiglie dell’epoca, qualcuno si ricorderà e insomma occuparsi di musica, occuparsi di arte non è un mestiere. Quindi quando dice cosa fai? Rispondo che faccio musica no, per lavoro cosa fai?! Quindi non era considerato lontanamente l’ipotesi di un impiego sociale.
Invece è accaduto per me questo ovviamente mi rende felice da una parte però bisogna stare attenti a questo perché quando una passione diventa un lavoro rischia di perdere l’aspetto del diletto, della piacevolezza perché magari si guardano gli aspetti.
Diciamo in che contraccambiamo si dicevano beh si guarda il profitto che si ricava, perdendo di vista a volte l’aspetto della passione e della ricerca che caratterizza il musicista nella prima parte della sua vita e sicuramente di sapere, di conoscere e di sperimentare [DA VERIFICARE]
“Io mi auguro che possano di nuovo ritrovarsi tutti insieme in forme dove il pubblico può, secondo noi, partecipare molto di più di quella che è la semplice canzone; quindi, mi auguro un rinnovo quello che è la cultura del teatro musicale”
Nella sua carriera ha collaborato con tantissimi artisti; tanto è vero che ha vinto tre Festival di Sanremo. Tra tutti questi artisti, qual è colui che ricorda con grande emozione? Che cosa ha imparato dalla loro straordinaria arte?
Vessicchio: “ Diciamo che le canzoni che ho accompagnato sul podio al Festival dovrebbero essere quattro o cinque, perché poi su una è uno strano mistero.
Sanremo è una parte della mia vita: una delle primissime esperienze, tra l’altro concerne anche Roberto Vecchioni nel 1985 ( in quel periodo lì facemmo due brani nel suo disco uno si chiamava “LA MIA RAGAZZA”) e quindi con Roberto ho avuto un’antica frequentazione dopo il caso ha voluto che ci rifrequentassimo nel 2012 insieme con i capelli bianchi e tra l’altro bisogna dirlo contro qualunque pronostico perché c’era da dire che c’erano i Modà che avevano un successo enorme a Rtl e c’era Emma che arrivava da Amici aveva spopolato, non pensavamo neanche lontanamente di farcela.
Però la cosa strana e che strada facendo tra le prove le serate ci accorgemmo della grande partecipazione che sviluppava questo brano non solo sul pubblico ma anche su chi ascoltava, sull’orchestra stessa per cui un po’ dentro covavamo, ovvero l’idea di farcela, però la ragione ci diceva che era impossibile, quando alla fine scoprimmo che la vittoria era arrivata ovviamente fummo felici.
Ecco se devo dire questa generazione di cantautori, in questo faccio riferimento a Gino Paoli, con il quale precedentemente collaboravo e a Vecchioni, erano portatori sani di una vita dedicata alla musica, alla canzone tra l’altro in una maniera molto artigianale, molto analogica, cioè facendo incontri di serate, e ho accumulato tante esperienze.
Una volta non c’erano gli stadi che facevano da pubblico a dei concerti; quindi, il musicista o il cantante doveva come un bravo artigiano doveva andare “casa per casa” addirittura no esagerato! Però diciamo di fare locali piccoli e da lì aveva la possibilità con una maggiore frequentazione. Noi oggi vediamo che Vasco Rossi fa cinque concerti, lì concentra in uno stadio e ha lavorato cinque giorni all’anno. Però il bello dell’artista, secondo me, è quello di incontrare il pubblico.
Quindi questi artisti venivano da un’altra storia, venivano dalla frequentazione continua Renato Zero, Gianni Morandi, tutti artisti che avevano un incontro costante con il pubblico e questo crea uno scambio notevole anche un arricchimento.
Diciamo Gino Paoli è stato per me una miniera che sapevo ascoltarlo; quindi, dalla sua voce io ho potuto apprendere tante non solo dalla sua voce perché secondo me quando abbiamo scritto insieme in simbiosi come avviene con le piante, ho appreso tutte le cose che lui ha messo in musica”.
Il maestro Ezio Bosso diceva sempre che “LA MUSICA È COME LA VITA, MA LA SI PUÒ FARE IN UNA SOLA MANIERA: INSIEME”. Citando questa frase dell’indimenticabile M° torinese Ezio Bosso, da direttore, come riesce a creare un unico insieme con l’orchestra che di volta in volta dirige?
Vessicchio: Questo è un piccolo miracolo che avviene ogni volta. Di fatto noi abbiamo in comune un testo che è una partitura musicale. Quando i musicisti ritrovano nel testo una loro capacità di partecipare senza ruoli subordinati a quelli principali; quindi, dove si accorgono che la loro parte ha una coerenza nel reso del tutto, diciamo che questo effetto avviene in automatico.
Infatti, ci sono delle partiture della storia della musica ( non parlo di quella del genere Pop, ma parlo di quella Classica, la quale ha centinaia di anni di palestre in più), ci sono delle partiture in cui io noto che l’orchestra in automatico trova la sua coesione. Certo se il direttore sia capace di coordinare tutto questo e di partecipare a questa situazione offrendo una visione che trova riscontro, quindi condivisione con l’orchestra, quest’alchimia è scontata.
Poi è chiaro c’è serata e serata, momento e momento; io mi accorgo della differenza tra una prova e l’altra, quindi figuriamoci quando poi subentra il pubblico della sala quante variabili coesistono. Però se è stata creata una volta questa coesione di punto di forza, secondo me si rinnova con grande facilità
“Il musical già lo conosciamo, anche il teatro musicale, l’opera, il melodramma lo conosciamo”
La musica e le parole
Il 21 giugno, come ogni anno, ricorre la Festa della Musica. La Festa della Musica compie 30 anni e quest’anno è stato dedicato alla nascita delle bande. La musica è la protagonista assoluta che porta messaggio universale a popoli e culture diverse. Com’è cambiata la musica da allora a oggi?
Vessicchio: “Beh, l’istituto bandistico è fondamentale! Perché in una grande città ci devono essere formule per avvicinarsi alla pratica musicale. Ma in tutte le provincie la banda è sempre stata un punto di riferimento fondamentale anche di alfabetizzazione, anzi forse in alcune province sono state privilegiate, grazie alle distribuzioni bandistiche andrebbe recuperata, sostenuta perché è una sorta di presidio territoriale molto capillare.
Se andiamo a guardare quanti conservatori coesistono ci accorgiamo che coprono le bande del territorio; le bande invece sono momenti di avvicinamento, tra l’altro, è estremamente giocosi e funzionali che sono fondamentali per avvicinare i giovani alla musica.
I giovani alla musica, significa il linguaggio musicale (adesso dico magari una cosa che sembrerà strano), ma la maggior parte dei cantanti pop che noi ascoltiamo e che vanno per la maggiore non sanno neanche note stanno cantando, non so se stanno cantando un la o un sol e la maggior parte; e quindi noi ci ritroviamo adesso a emulare a seguire un mondo che ha tante insicurezze.
Sarebbe bello se questo sempre sia lo stesso modo, però avesse una relazione con quella che è il codice del sistema; e come dire io so recitare però non so leggere il copione devo imparare a memoria: “che cosa imparo? “imparo delle parole che non so neanche cosa significhino.
Ecco questo è un po’ il limite del fare musica ai giorni d’oggi e tra l’altro anche i conservatori si stanno piegando a questa logica perché per accogliere sempre più iscritti, allarga le maglie non solo allarga anche un po’ tutta una serie di precetti che secondo me sono fondamentali.
Io voglio saper leggere perché è importante che sappia cosa faccio; eh quindi la banda secondo me dovrebbe recuperare persone perché non si può suonare in banda improvvisando devi fare la tua parte ce l’hai a fianco c’è l’hai gli altri flautisti gli altri clarinettisti, se sbagli la prima volta la seconda la metti a posto e guardando lo spartito che hai davanti e capisci che hai sbagliato”.

Cosa vorrebbe consigliare a giovani talenti che vogliono intraprendere la strada del mondo della musica?
Vessicchio: Io Direi di abbandonare l’idea di diventare qualcuno e di trovare invece la passione per quello che fa, perché sembra che da sempre ecco, anche questo lo facevano anche quelli della mia generazione (cioè se il cantante sì ma se non hai fatto Sanremo non sei nessuno), ma si può essere cantanti a prescindere cioè si può fare musica a prescindere questa è la cosa bella è il rapporto che tu stabilisci con la materia se la materia è così straordinaria appassionata dedicaci, perché questo è quello che accade anche quando giochi a calcio che fai se giochi in serie A non puoi giocare più a pallone, cioè non mi sembra anche questo assurdo.
Io dico che bisogna approfittare della propria passione capire chi è uno strumento di relazione è uno strumento di pace tra l’altro eh vorrei sottolineare che tutti gli atti di bullismo che ogni tanto sentiamo e guardiamo al telegiornale leggiamo nei giornali, nel mondo degli istituti informazione musicale pare che non ci siano quindi vuol dire che la musica ha un grande potere quello di allontanarci dalle stupidaggini
Qual è la colonna sonora della sua vita? Chi desidera ringraziare per il suo percorso e quali sono i suoi prossimi progetti?
Vessicchio: “Guarda io dovrei ringraziare tante di quelle persone che non ci sarebbe più tempo sono tantissimi quelli che dovete ringraziare perché sono le persone che di volta in volta nelle varie tappe della mia vita che non so se siano stata una crescita non sta a me dirlo però di fatto sono stati determinanti e importanti per focalizzare il valore che di volta in volta tentavo di acquisire di superare; sono tanti gli insegnanti e gli artisti che ho incontrato e a volte anche dei musicisti che in teoria sarebbero stati sottoposti alle mie direttive che invece mi hanno offerto spunti importanti di riflessione.
I progetti futuri? Il progetto futuro abbastanza immediato, l’apertura di questa Accademia, che si chiama “Peparini Academy” perché è Giuliano Peparini che ha voluto investire tantissimi tantissime economie in questo progetto e sapeva di questo mio desiderio di una didattica funzionale per i musicisti e mi ha coinvolto.
Io sono strafelice di questa sua richiesta, perché ha trovato anche i miei programmi nelle mie intenzioni affini alle sue; quindi questa cosa mi ha incoraggiato ha in mezzo di questa realtà sono tante le cose che faccio però al momento quella più vicina, perché ci sarà una presentazione proprio il 15 maggio, è proprio questa dell’accademia di Peparini e siamo tutti e due d’accordo, lui viene dalla disciplina della danza che è molto importante, quindi soprattutto richiede molto impegno perché al contrario dei cantanti che diciamo a volte nascono dotati per questo ma anche se nasce dotato per la danza se non fai ore di sbarre se non fai e se non fai la sala non arriverai da nessuna parte.
Ecco loro hanno imparato questo fatto dell’impegno, quindi sa bene cosa voglio dire quando i ragazzi vanno impegnati nella disciplina musicale quindi questa è la cosa prossima poi c’è ne sono tante altre ma preferisce intanto dire che ci sta questa che merita attenzione”.
