Il mestiere di far sorridere — Intervista a Alessandro Schino
La voce di questa intervista
Alessandro Schino
- Professione
- Attore, autore, cabarettista e speaker
- Provenienza geografica
- Bari, Puglia, Italia
Alessandro Schino, attore, autore, cabarettista e speaker, è al centro di questa conversazione sul tema: il mestiere di far sorridere. Il dialogo ripercorre esperienze, scelte e riflessioni emerse nel corso dell’intervista, lasciando spazio alla voce dell’ospite.
Il pubblico e il linguaggio della comicità
Quando hai scoperto di avere la vena artistica di diventare un attore comico? Cosa è stato per te il mondo del teatro?
Schino: Mi dicono che a 4 anni salivo sulla sedia e raccontavo la barzelletta del fantasma formaggino. Era il mio cavallo di battaglia. Poi iniziai a raccontare anche quella dello straccio giallo… ma siamo in fascia protetta. Non posso ripeterla, non me lo chiedere. In realtà sono sempre stato sul palco, fin dall’asilo, scuola elementare, media. Poi alle superiori mi son fermato. Quasi quasi mi salvavo.
Purtroppo per il pubblico poi è arrivata l’animazione turistica, sono entrato nel tunnel e non sono riuscito più a smettere. Anche se a dire la verità la comicità per me è stata una scoperta un po’ tardiva. Nel senso che a parte l’esibizionismo fanciullesco, non sapevo di avere talento comico. Ok l’ho sparata grossa, diciamo che non sapevo di voler fare il comico! Anche nell’animazione nei primi anni facevo ruoli da spalla.
Finché il mio socio Titta, mi ha letteralmente scoperto, proponendomi una trasmissione radiofonica comica su un’emittente locale da lì è nato tutto. Il mondo del teatro lo conosco sicuramente meno

Ti conosciamo come uno dei protagonisti del duo 8 e ½ comico di “Zelig”, ma anche sei stato uno dei tanti attori comici italiani. Tra tutti i personaggi che hai interpretato nella tua carriera artistica, Qual è quello che ti è rimasto nel cuore? Quali sono gli attributi che lo caratterizzano?
Schino: È davvero difficile rispondere, ogni personaggio è un po’ un figlio. Sia quelli teatrali che soprattutto quelli comici. In generale in ogni personaggio che si porta in scena, comico o no, c’è sempre una parte di noi, ci deve essere
Cosa ti ha insegnato la trasmissione “Zelig”? Come è cambiato il teatro comico negli anni?
Schino: Zelig per noi è stata una esperienza strana… in realtà noi non abbiamo fatto zelig tv, ma facemmo dei provini a Bari e Giancarlo Bozzo ci chiese di entrare a far parte del cast di Zelig C.U.L.T. acronimo di Comici Uniti Liberamente Trasgressivi, uno spin-off dedicato tutto alla satira. Registrammo alcune puntate, ma poi l’emittente decise che non era il “momento storico” per fare satira ed il progetto naufragò. Poi sono partiti i LabZelig on Tour e vi siamo entrati in pianta stabile nel cast.
“Ecco perchè il teatro è la nostra vita che ci circonda e ci fornisce guide per camminare a testa alta”
Il teatro nasce ad Atene nelle feste dedicate a Dionisio, il dio del vino, che si svolgevano nei corte fallaci. Mentre il teatro comico nasce a Roma grazie ai testi latini di Terenzio e Plauto. La mia domanda è questa: Quanto è rafforzabile il legame che c’è tra il drammaturgo e l’attore? Oppure ci sono delle discordie tra loro?
Schino: Quando il rapporto c’è (perché non si recitano testi classici per es) succede spesso che l’autore sia anche regista, e quindi è naturalmente molto importante. Se l’autore non è anche regista, allora dovrebbe farsi teoricamente da parte lasciare il l’acoro a chi cura la regia. Contrasti ci sono, spesso. Dipende dalla personalità dell’attore del regista e dal metodo che ciascuno segue. Può succedere di tutto. Liti, contrasti, feeling, armonia, tensioni, idillii. Tutto!
A volte ci lancia i baci altre volte kittebbivi!
Il pubblico e il linguaggio della comicità
Il teatro pirandelliano si basa sull’idea dell’umorismo ossia sul sentimento del contrario. Pirandello disse che noi attori siamo delle “maschere”, ossia noi siamo persone che ci differenziamo dai personaggi perché recitiamo la parte dettata dalla società e dall’improvvisazione. Il tuo teatro ( ironizziamo “Schiniano”) si avvicina all’idea dell’umorismo di Pirandello?
Schino: “Tutti portiamo una maschera, almeno una e più di una. Nella comicità si costruiscono e si ripropongono spesso le maschere sociali che portiamo e che possiamo riconoscere; spesso vengono anche svelate quando lo spettatore ha una conoscenza ed una consapevolezza solo latente della maschera stessa che porta in prima persona o dalle quali è circondato. È un “gioco” sempre molto divertente da creare ed interessante questo fra attore pubblico. Quindi, si. In qualche modo si avvicina”.
6) Che differenza c’è tra imitazione improvvisazione
Parecchia. L’imitazione è una forma di comicità con tante varianti, con la sua storia e la sua dignità che si perde nella notte dei tempi fino alla commedia dell’arte. L’improvvisazione può essere un momento di uno spettacolo comico e/o di cabaret, a volte totalmente inaspettato e causato da un “incidente” di palco o proveniente dal pubblico, in cui l’attore (comico in particolare) deve essere particolarmente abile pronto sia nell’ascolto che nel non nascondere ciò che non può essere nascosto.
Poi c’è l’improvvisazione teatrale come forma e disciplina a se stante che ha le sue regole le sue basi ben distinte dal teatro comico, dall’imitazione dal cabaret.
Ti senti un attore comico o drammatico?
Schino: Mi sento un comico. Sono un comico. Ma sappiamo bene che ogni clown cela un lato crepuscolare, malinconico o lirico nascosto. Penso che valga anche per me. In generale ho sempre preferito ruoli e pièces divertenti.
“Il mondo del teatro lo conosco sicuramente meno”
Quali sono i modelli a cui ti sei ispirato di diventare un attore comico?
Schino: “Tutti ed anche nessuno come credo sia giusto che sia. Nel senso che per fare il comico devi necessariamente vedere tutto. I classici i contemporanei, tutti i generi. Tutto di tutto. Poi trovi la tua strada e cerchi di costruire il tuo stile personale, che viene da te, da come sei, dal tuo clown, dalla tua sensibilità.
Fra i grandi comici italiani ho amato follemente Luttazzi e Grillo. Mi piace la versatilità e la completezza di Fiorello, la tecnica ineccepibile di Proietti. Il più grande di tutti, secondo me però, resta Walter Chiari.
Qual è la tua colonna sonora di vita e professionale?
Schino: Rock. È la mia musica. La usa spesso anche come colonna sonora degli spettacoli. Quando scrivo però, amo ascoltare lounge, chillout e qualche volta il soul. Mi aiuta a concentrarmi.
Il presente e i progetti
Chi vorresti ringraziare per il tuo percorso personale professionale? Quali saranno i tuoi progetti futuri
Schino: “progetti futuri? Tanti. Abbiamo appena debuttato con il nuovo spettacolo di cabaret di Otto&Mezzo;, “nati con la camicia” e lo faremo girare. Poi sto scrivendo il mio spettacolo nuovo da monologhista di cui non ti dico nulla per ora. E sto lavorando al secondo libro dopo “Ara e Frizz”. Presto torneremo in radio e poi ho una idea… vabbè… non posso parlare… va! Però se vuoi te la dico… ma devi insistere… ok, sto zitto.
La prima persona che devo ringraziare l’ho citata prima, il mio socio Titta Rizzo, che 25 anni fa mi ha messo davanti ad un microfono e poi da lì è iniziato tutto. Poi c’è la mia musa, mia moglie Ilaria, che credimi, è una coautrice comica eccezionale. In ogni caso senza di lei non sarei ciò che sono.
Concludo questa intervista accennando una risposta data dal nostro artista: “È davvero difficile rispondere, ogni personaggio è un po’ un figlio. Sia quelli teatrali che soprattutto quelli comici. In generale in ogni personaggio che si porta in scena, comico o no, c’è sempre una parte di noi, ci deve essere”. A questa affermazione data da Alessandro Schino, aggiungo che ognuno di noi siamo personaggi e non persone, perché siamo i veri attori protagonisti della nostra vita.
Ecco perché il teatro è la nostra vita che ci circonda e ci fornisce guide per camminare a testa alta.
