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Tra teatro, cinema e televisione — Intervista a Vito Facciolla

La voce di questa intervista

Vito Facciolla

Professione
Attore
Provenienza geografica
Polignano a Mare, Puglia, Italia

Vito Facciolla, attore, è al centro di questa conversazione sul tema: tra teatro, cinema e televisione. Il dialogo ripercorre esperienze, scelte e riflessioni emerse nel corso dell’intervista, lasciando spazio alla voce dell’ospite.

Gli inizi e la passione

Come è incominciata la tua carriera artistica? Cosa è per te il mondo del teatro e del cinema?

Facciolla: Un saluto a te! La mia carriera artistica è incominciata da quando ero piccolo, durante le scuole elementari la mia insegnante aveva visto in me la vena artistica e soprattutto diventai il protagonista assoluto per tutte le recite elementari. Poi da adulto ho provato a diventare attore professionista con provini quant’altro ed ho iniziato a lavorare. Il mondo del teatro e del cinema li pratico tutti i giorni e sono il mio “pane quotidiano”!

Vito Facciolla
Vito Facciolla · ritratto dall’archivio di Voci dell’Arte

Sei stato protagonista di tante fiction e film di successo. Tra tutti i personaggi che hai interpretato, quale tra questi quello che ti è rimasto nel cuore? Quali sono gli attributi che lo caratterizzano?

Facciolla: Senti non ho mai fatto film da protagonista, ho fatto solo co-protagonista come Mennea etc… Ci sono tanti ruoli. Ogni ruolo è diverso dall’altro e ciascuno di questi ruoli ti lasciano qualcosa dentro, in particolare modo i ruoli fatti bene quando te li vedi sullo schermo e non ti riconosci e quindi hai fatto un buon lavoro.

Non saprei dirti a quale personaggio a cui sono affezionato, forse a Salvatore De Vito, un personaggio malavitoso del film “Henry” di Alessandro Piva, che è stato il mio primo film da co-protagonista. È stato un personaggio che viveva in un ambiente un po’ malavitoso ed è molto da lontano da me!

Ti senti un attore comico o drammatico?

Facciolla: Io sono nato come attore comico, in paese a Polignano mi conoscono tutti per l’arte comica e riuscivo ad intrattenere la piazza e far divertire il pubblico per ben 2 ore, poi studiando mi reputo un attore tragico-comico e poi il comico e il tragico-comico o drammatico devono viaggiare parallelamente

“Si certo, anzi il teatro rispecchia la vita e le maschere rispecchiano una parte della società quello che dicono”

Che differenza c’è tra fiction e sit com?

Facciolla: AH non hai una domanda normale ( ride)! Allora la differenza tra fiction e sit-com è notevole soprattutto dal punto di vista produttivo ossia dei testi. La sit-com, per natura, deve essere breve le puntate sono brevissime attira una determinata cerchia di pubblico; mentre la fiction produce serie un po’ lunghe fatte bene. Come sempre sia nelle sit com e sia nelle fiction e, anche, nei film è importante l’impiego della sceneggiatura

Il cinema e le sue storie

La “Commedia dell’arte”, sappiamo tutti, nasce con i drammaturghi Terenzio e Plauto e sappiamo che l’attore è l’ideatore della messinscena ed è, qualche volta, in sintonia con il drammaturgo. Secondo te, questa unione tra drammaturgo e l’attore può continuare nel teatro e del cinema, oppure ci sono discordie entrambi le parti?

Facciolla: NO, NO discordie non ci sono mai state. Dipende dai drammaturghi, dai testi che si prendono, per esempio se prendiamo testi classici come Shakespeare, Cécov e non abbiamo nessun riferimento con gli autori. Parlando di autori moderni, soprattutto, a teatro vengono messi in scena spesso si contattata l’autore si da l’ok alla messinscena.

A volte spesso c’è anche un confronto con l’autore perché cerca di non tradire la sua idea e il suo testo; e, poi, sia nel cinema e nel teatro viene fatto un adattamento e tu sai molto bene che tutti i film vengono presi dai romanzi e che non devono tradire i romanzi stessi e proprio perché il linguaggio sia teatrale che cinematografico è diverso dalla scrittura. Quindi un regista deve riassumere, che ne so, in poche scene in poche immagini tutto un capitolo

Il teatro pirandelliano è basato sulla poetica dell’umorismo ( sentimento del contrario); essa ( la poetica dell’umorismo) ha fatto una distinzione tra persona/ personaggio ( maschera), asserendo che la maschera recita la parte dettata dalla società e crea il verosimile. Il tuo teatro ( definiamolo teatro “Faccialliano”) si accosta alla poetica dell’umorismo di Pirandello?

Facciolla: Si certo, anzi il teatro rispecchia la vita e le maschere rispecchiano una parte della società quello che dicono. Spesso a teatro si realizzano attori che recitano se stessi, e nel mio teatro cerco sempre di indossare una maschera, attraverso la quale racconto il confine molto rapido perché quello che dice la maschera nel mio teatro e anche quello che scrivo io, no. Quindi non si riesce a distinguere bene la maschera dall’attore, perché a volte si può sovrapporre

“Il mondo del teatro e del cinema li pratico tutti i giorni e sono il mio “pane quotidiano”!”

Parliamo di cinema. Quando il regista ti offre la parte, riesci subito ad entrare nel personaggio? Come è evoluto il cinema negli ultimi anni del suo excursus?

Facciolla: “Il cinema, diciamo, negli ultimi 2 anni ha subito una netta rivoluzione: in quanto, non esiste più la pellicola, ma esistono strumenti digitali paradossalmente è tutto più facile. Tu sai molto bene il famoso detto ” Buona la prima!” è riferito all’ultimo metro di pellicola e l’attore poteva concludere la scena, invece con i mezzi digitali tutto è più semplice si può girare una centinaia di volte con il montaggio si può risolvere tutto.

Per quanto riguarda l’altra domanda, dipende c’è uno studio, c’è un incontro con il regista si parla della sua idea e di quello che vorrebbe; spesso, al cinema non c’è il tempo dell’improvvisazione come nelle prove teatrali, quindi c’è un copione dettato dal regista e mai non ci devono essere delle prove che in Italia è difficile avere un momento di prove. Uno può proporre delle determinate battute inventate o aggiunte.

Però ultimamente mi piace lavorare alla Mastroianni, vado sul pezzo tranquillamente cercando di costruirmi piano piano il mio personaggio”.

Quali sono i modelli a cui ti sei ispirato per diventare un grandissimo attore?

Facciolla: Abbiamo avuto attori come punto di riferimento, però in realtà non mi sono ispirato a nessuno perché credo che ognuno di noi è una persona singola; che ne so Totò o tutti possono imitare Totò, ma Totò è stato uno e basta, dove c’è uno di Vito Facciola, di Mariateresa L’Abbate ma ognuno di noi ha la sua particolarità. Poi a secondo dei ruoli che interpreti e dei personaggi c’è bisogno di ispirarci vedendoli nei film, ma mai, ricordati anche per te Mariateresa, non dobbiamo imitarli

Ispirazioni e riferimenti

Qual è la colonna sonora del tuo percorso personale professionale?

Facciolla: Una sola parola che è la colonna sonora del percorso della formazione dell’attore: la “precarietà”.

Chi vorresti ringraziare per il tuo percorso personale professionale? Quali saranno i tuoi progetti futuri?

Facciolla: “Vorrei ringraziare i miei genitori che mi hanno sempre incoraggiato e poi nessuno, anzi ringrazio me stesso che partendo da Polignano ho fatto tanta strada da solo, con provini e accademie. Per il progetto per il futuro continuo con il mio spettacolo teatrale “Vitus” e continuo a fare fiction e teatro. Ringrazio te, Mariateresa, per questa intervista e ringrazio il mio pubblico che mi ha sempre seguito.

Un consiglio da darti e che devi mettere i piedi per terra se vuoi fare questo lavoro, anzi continua a studiare per raggiungere il successo. Continuatemi a seguire sulla mia pagina di Facebook”.

Intervista di Mariateresa L’Abbate
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