ITEN
← Torna al blog

La comicità e la forza del teatro — Intervista a Lia Cellamare

La voce di questa intervista

Lia Cellamare

Professione
Attrice e comica
Provenienza geografica
Bari, Puglia, Italia

Lia Cellamare, attrice e comica, è al centro di questa conversazione sul tema: la comicità e la forza del teatro. Il dialogo ripercorre esperienze, scelte e riflessioni emerse nel corso dell’intervista, lasciando spazio alla voce dell’ospite.

Gli inizi e la passione

Come è iniziata la tua carriera artistica? Cosa è stato per te il mondo del teatro comico e del cinema?

Cellamare: Ho iniziato a fare l’attrice nel 1991, dall’anno scorso ho compiuto 25 anni di carriera artistica ( quest’anno sono 26); e quindo ho iniziato ragazza e adesso sto crescendo.

Ho fatto quest’esperienza nei teatri baresi, poi è arrivata “La sai l’ultima?” e quest’anno sono 20 anni ( dal 1997 al 2017) e adesso sto facendo la fiction con Vanessa Incontrada, con Giorgio Pasotti, con un cast stellare con un’attrice che ha fatto Gomorra e Leo dei Bracialetti Rossi, interpreto in questa fiction la parte di una maestra del figlio di Vanessa Incontrada, loro sono dell’arma dei carabinieri e ci sono molte scene di azioni.

La produzione è bella importante ed è quella della “Palomar” ( la stessa produzione della fiction “Braccialetti Rossi”) e stiamo girando, quindi loro stanno girando sul territorio della Puglia, e quindi grazie all’associazione “Apuglia film commision” danno la possibilità di far lavorare questa unione tra artisti pugliesi e romani. Mi hai detto cosa è stato per me il mondo del teatro comico e del cinema? Si sono per me due mondi diversi.

Io nasco comico, però nel cinema mi conoscono come parti più drammatiche quindi anche il comico può fare parti drammatiche

Lia Cellamare
Lia Cellamare · ritratto dall’archivio di Voci dell’Arte

Noi ti abbiamo conosciuto come “Dramacorda” la donna domestica della sit com barese “Very strong family” e anche barzellettiera in “La sai l’ultima?

Cellamare: E attrice comica teatrale in “Zelig”, ma anche protagoniste di tanti film. Tra tutti questi personaggi che hai interpretato nel cinema e nel teatro, Qual è quello che ti è rimasto nel cuore? Quali sono gli attributi che lo caratterizzano?

“Allora sono tutti come figli, quindi nessuno è escluso; ogni dal più piccolo fino alla prima cosa che ho fatto e fino alle ultime perché sono gli stessi amori, sono le stesse energie perché quando si interpreta, comunque, si ama un personaggio, quando, poi, si chiude la produzione si chiude un progetto e si mette su un altro. Non ho delle preferenze, importante è amarli e portare a termine e, quindi, preparare ad un prossimo progetto”

Ti senti un’attrice comica o un’attrice drammatica?

Cellamare: Mi sento entrambi perché in effetti e come se potessi, più facile per me ed ho le corde comiche ( quindi faccio ridere), però, anche la parte drammatica è come se guidassi la bicicletta passi al missile poi in mezzo c’è la macchina e quindi quando un attore completo può fare tante cose, altri possono nascere con guidare la bicicletta, altri, invece, nascono guidando il missile, altri sono completi e possono fare anche a piedi e quindi possono passare facilmente dalla guida della bicicletta, alla macchina, al missile, o andare a piedi

“Nel cinema il drammaturgo si chiama sceneggiatore, e nel teatro il drammaturgo è la persona in se, ossia l’autore dei testi teatrali e nel cabaret è la stessa cosa”

Nella Commedia dell’arte, i massimi esponenti sono stati Plauto e Terenzio, l’attore è l’ideatore della messinscena ed è qualche volta in sintonia con il drammaturgo. nel teatro e del cinema, il rapporto tra il drammaturgo e l’attore diventa sempre di più solidale oppure ci sono discordie tra entrambi le parti?

Cellamare: Nel cinema il drammaturgo si chiama sceneggiatore, e nel teatro il drammaturgo è la persona in se, ossia l’autore dei testi teatrali e nel cabaret è la stessa cosa. Io faccio come lo sport, il giocatore deve avere un buon pallone, e quindi il pallone può o non gonfiato bene è la parte del drammaturgo, mentre il giocatore è la parte dell’attore.

Infatti in inglese l’attore viene chiamato “the player” ed è la medesima cosa del giocatore, perché l’attore è colui che fa un atto mentre chi lo affianca è il drammaturgo, ovvero l’autore lo sceneggiatore quindi ha la stessa importanza.

Pare che gli attori sono come cantanti o cantautori che possono cantare o scrivere i propri pezzi, la stessa cosa possiamo vedere nel teatro oppure nel cabaret quando qualcuno piace scrivere oppure le fa; ma per il cinema e per il teatro ci vuole colui che scrive il testo, come per esempio Shakespeare, poi c’è il regista e poi ci sono gli attori che devono eseguire quel pezzo come la canzone

Il pubblico e il linguaggio della comicità

Il teatro pirandelliano è basato sulla poetica dell’umorismo (<>); essa ( la poetica dell’umorismo) ha fatto una distinzione tra persona/ personaggio ( maschera), affermando che il personaggio è la maschera che recita la parte dettata dalla società e che produce il verosimile. Il tuo teatro ( ironicamente definiamolo teatro cellamareano ), anche nel cinema, si accosta alla poetica dell’umorismo del teatro pirandelliano? [DA VERIFICARE]

Cellamare: Bhé si! Nel cinema, adesso, è come nel neorealismo di Vittorio De Sica del 1900 (nel neorealismo che prendeva la società); ma adesso queste fiction e queste cose moderne portano all’attore a vedere la realtà.Quindi l’attore si impersona nella persona debole, nella persona forte, nella persona malata; quindi, la realtà non è che fa molto. Io sono molto caratterista, cioè l’attore che fa un atto poi il caratterista è colui che ci mette il carattere ( l’anima di un personaggio).

Quindi, io, come appunto i grandi caratteristi sono stati infatti Robert De Niro, ma anche i nostri italiani come Alberto Sordi, Aldo Fabrizi (nei tempi antichi negli anni ’60) interpretavano, e quindi caratterizzavano, e, quindi, davano un colore particolare a quel personaggio. Quindi, nel teatro, quella maschera, messa sul volto e noi, poi, diamo corpo

Che differenza c’è tra fiction e sit-com?

Cellamare: Bhé sono due generi diversi. La sit com, in inglese, vuol dire “situazione comica”; la fiction vuol dire “finzione” ed ha una parte più drammatica, invece sit- com o commedy viene intesa come “la roba un po’ più leggera” è un genere comico, mentre la fiction è un genere poliziesco, serio, drammatico e tragico-comico e ti porta ad un momento dell’irrealtà; quindi, sono due generi completamente diversi

Tra tutti i registi che hai incontrato nella tua carriera artistica, Qual è quello che ti è rimasto nel cuore con il quale vorresti lavorare di nuovo?

Cellamare: ” Io ho avuto il piacere di avere registi locali, ossia registi delle nostre televisioni private( Antenna Sud, Telenorba). Ho avuto piacere di lavorare con Gennaro Annunziante. È nato con noi Checco Zalone ( in arte Luca Medici). Ho fatto anche lavori nazionali, dove ho conosciuto anche Giovanni Veronesi che è venuto in Puglia a dirigere il film “Una donna per amica”. Loro sono molto precisi e anche questi registi Rai. Infatti sto lavorando per questa fiction che andrà prossimamente su Rai 1.

Ma ho avuto l’opportunità di conoscere Luca Miniero e Paolo Genovese, che sono due grandi registi, ma precedentemente ho fatto uno spot pubblicitario, perché molti registi attualmente importanti che hanno girato film hanno fatto anche molta pubblicità, ed io ho avuto la possibilità di fare uno spot pubblicitario girato da Paolo Genovese Luca Miniero che è quello della “Banca Popolare Cooperativo” girato a Barcellona in Spagna e mi piacerebbe ancora lavorare con loro.

“Mi hanno insegnato, sicuramente, la notorietà perché il mezzo visivo perché rispetto al teatro i tempi, anche il numero di telespettatori, al cinema ci mette milioni di telespettatori che vanno al cinema e vedono il cinema”

Ti abbiamo conosciuto come une delle protagoniste di Zelig e La sai l’ultima?. Cosa ti hanno insegnato Zelig e La sai l’ultima??

Cellamare: ” Sono due generi diversi, la barzelletta è un tempo comico e ” Zelig”, cabaret è la stessa cosa; solo che il cabaret sono testi inediti, mentre la barzelletta non si sa da dove inizia e quindi abbiamo i grandi maestri come Gino Bramieri e Walter Chiari, e quindi “La sai l’ultima?” prende le barzellette di quei tempi, mentre “Zelig”, come le nuove frontiere televisive ( attualmente “Made in Sud” condotto adesso da Gigi d’Alessio, Elisabetta Gregoracci e Fatima Trotta), prende, invece, il testo diciamo naif, ovvero quello proprio scritto dalla tua creatività e quindi la battuta creata al momento, scritta e poi unita al pubblico.

Le battute non sono già prestabilite come la confezione della merendina è già chiusa oppure come la torta che tu la fai al momento. Queste sono le due differenze. Mi hanno insegnato, sicuramente, la notorietà perché il mezzo visivo perché rispetto al teatro i tempi, anche il numero di telespettatori, al cinema ci mette milioni di telespettatori che vanno al cinema e vedono il cinema.

Adesso sto facendo “La cena di Natale” con Laura Chiatti e Riccardo Scammarcio con la regia di Carlo Ponti tratto dal libro di Bianchini, e quindi c’è tanta gente. Se invece, Mariateresa, fai teatro e stai in un teatrino di città o anche di provincia, quanti posti sono 100 posti, 200 posti etc.. quanto teatro devi fare? quanta vita devi fare per raggiungere quei milioni di telespettatori che ti vedono in televisione non nel cinema è diverso”.

Ispirazioni e riferimenti

Quali sono i modelli a cui ti sei ispirata per diventare una grandissima attrice?

Cellamare: “I modelli a cui sono spirata, da piccola, sono stati Giulietta Masini ( compagna per tanti anni dell’indimenticabile regista romagnolo Federico Fellini) e Anna Magnani e anche Monica Vitti. Anche attrici drammatiche ma che poi hanno una vena artistica comica.

Ma anche vedere tanto cinema muto ( come Charlie Chaplin), anche Stanli e Olio, quindi sono delle espressioni meccaniche perché la battuta, la comicità e il numero 3 che è un numero perfetto perché c’è l’apertura, perché c’è la parte poi c’è la chiusa e quindi il 3 ( l’inizio, il mezzo e la chiusa) e quindi sono 3.

Qual è la colonna sonora del tuo percorso personale professionale?

Cellamare: La mia colonna sonora è stata Memorie cantata da Barbara Streisand che è una canzone davvero emozionante che ti fa camminare

Chi vorresti ringraziare per il tuo percorso personale professionale? Quali saranno i tuoi progetti futuri? Chi vorresti ringraziare a giovani attrici come me per intraprendere la carriera teatrale?

Cellamare: ” Adesso finisco la fiction e poi mi trasferisco a Roma per stare vicino ai nazionali ( la Rai) e altri progetti anche teatrali, oltre a fare il corso alberghiero e sto prendendo un secondo diploma di chef.

Voglio ringraziare i miei genitori che mi hanno sempre accettato e mi hanno detto ok e quindi e va bene così perché la mia mamma preparava le valigie ogni volta che tornavo giù e poi mi chiamavano al nord, e quindi abbiamo vissuto nelle cuccette del treno perché purtroppo l’Italia è lunga e dove c’è adesso lavoro giù in Puglia; sai quante volte abbiamo fatto i provini andando a Roma, a Milano prendevamo i treni e voli per andare a fare i provini; adesso sta succedendo che il cinema, grazie a Dio, sta venendo giù in Puglia e stanno facendo questo ponte.

Il consiglio che vorrei dare tanto studio, tanta pazienza e tanto open-mind”.

Concludo quest’intervista accennando una delle risposte date dalla nostra attrice barese: “Quindi l’attore si impersona nella persona debole, nella persona forte, nella persona malata; io sono caratterista, nel senso che l’attore che fa un’azione poi ci mette il carattere, ovvero l’anima del personaggio”. Aggiungo a questa affermazione della nostra artista, che ognuno di noi portiamo un velo di drammaticità e comica.

L’attore è il creatore della rappresentazione scenica e, quando comunica con il pubblico e con se stesso, porta all’apice dell’anima di quel personaggio che sta interpretando. Quindi, come ha detto l’attrice Lia Cellamare, “ogni attore porta un colore diverso nell’anima del proprio personaggio”. Concludo dicendo che il teatro è il frutto della relazione tra l’attore il pubblico.

Intervista di Mariateresa L’Abbate
Versum Design