Entrare nei personaggi — Intervista a Federico Mancini
La voce di questa intervista
Federico Mancini
- Professione
- Attore
- Provenienza geografica
- Roma, Lazio, Italia
Federico Mancini, attore, è al centro di questa conversazione sul tema: entrare nei personaggi. Il dialogo ripercorre esperienze, scelte e riflessioni emerse nel corso dell’intervista, lasciando spazio alla voce dell’ospite.
Il cinema e le sue storie
Quando hai incominciato la tua strada verso il mondo della recitazione? Cosa sono stati per te il cinema ed il teatro?
Mancini: “Innanzitutto un saluto. Ho iniziato a 13 anni circa, un pomeriggio passeggiavo per il quartiere di Roma e notai una locandina di un laboratorio teatrale. Ero con una mia amica, ci guardammo e ci siamo detti: Proviamo? È stato amore a prima vista. Attraverso la recitazione ho imparato a canalizzare le emozioni. Io sono timido di natura, ma su quel palcoscenico scalcagnato mi sentivo il padrone del mondo e tutte le paure svanivano.
Ho capito subito che potevo altro essere da me questo mi ha entusiasmato sin dal primo momento”.

Tra tanti personaggi che hai interpretato Qual è quello che ti è rimasto nel cuore? Quali sono gli obiettivi che lo hanno caratterizzato?
Mancini: ” Tutti i personaggi che ho recitato sono rimasti nel mio cuore. Non esiste uno che amo di più rispetto agli altri. Ognuno di essi rappresenta una storia d’amore che ha un inizio, uno svolgimento ed una fine”.
Ti senti un attore comico o drammatico?
Mancini: Mi sento un attore. Punto! Ho corde comiche drammatiche, come ognuno di noi.
“Riguardo alla domanda non so che dirti com’è il mio teatro e il mio cinema”
Quando il regista ti offre la parte, ti addentri subito nel personaggio da interpretare?
Mancini: “Quando un regista mi offre una parte leggendo attentamente il copione o la sceneggiatura e inizio a farmi due milioni di domande. Poi lavoro sulla memoria, sull’articolazione osservo il mondo che mi circonda con più attenzioni. Devo arrivare sul set o al primo giorno di prove sapendo di potere gestire il personaggio. A questo punto inizia un lavoro di gruppo che riguarda me, il regista e i colleghi e piano piano il personaggio prende forma, diventa vivo”.
Il pubblico e il linguaggio della comicità
Il teatro nasce in Grecia ad Atene nel V secolo a.C., mentre il teatro comico nasce grazie ai testi di Plauto e Terenzio. L’attore per interpretare bene una parte ha bisogno dell’aiuto del drammaturgo o sceneggiatore. Quanto è influenzato nel teatro e nel cinema il rapporto tra gli attori e sceneggiatori o drammaturghi? Ci sono discordie tra le due parti?
Mancini: “In teatro non può esistere un buon testo se non c’è un buon drammaturgo. Tutto parte dalla parola”.
Il teatro di Pirandello si basa sulla poetica dell’umorismo, del sentimento del contrario. Essa ( la poetica dell’umorismo) ha fatto una distinzione tra persona/personaggio ( maschera) sostenendo che la “maschera” o personaggio è colui o colei che recita la parte dettata dalla società. Il tuo teatro ( ironicamente definiamolo manciniano) e il cinema che fai si accosta alla poetica dell’umorismo di Pirandello?
Mancini: Ahh ahh ahh haha manciniano mi fa ridere! Oltretutto sono mancino di nome di fatto, scrivo con la sinistra, quindi….. Riguardo alla domanda non so che dirti com’è il mio teatro e il mio cinema. Ho un approccio di pancia, cerco emozioni, sensazioni e una volta trovate le fisso e cerco di riportarle allo spettatore
“Attraverso la recitazione ho imparato a canalizzare le emozioni”
È entusiasmante, per te, recitare in un palcoscenico oppure in un film?
Mancini: Per me è entusiasmante recitare! Non importa se su un set, su un palco o su una piazza!
Come è cambiato il mondo del cinema durante il suo excursus?
Mancini: Entrare a far parte di un progetto è sempre più difficile la tv non aiuta in questo. Il mestiere dell’attore è una professione invece più passa il tempo più mi rendo conto che si dà una maggiore importante all’apparire invece che all’essere
Ispirazioni e riferimenti
Qual è la colonna sonora del tuo percorso personale professionale? Quali sono i modelli a cui ti sei ispirato per diventare un grande attore?
Mancini: La prima canzone che mi viene in mente è “Home” di Michael Bublè. La ascoltavo in tournée quando ancora mi capitava di stare fuori casa anche 7 o 8 mesi. Mi ricordava che comunque ad aspettarmi c’era sempre una casa e degli affetti e mi metteva serenità. Non esiste solo il lavoro e questo, noi attori, ce lo dimentichiamo spesso. Riguardo ai modelli ho sempre avuto un debole per Robin Williams, attore meraviglioso. Ci ha lasciati veramente troppo troppo presto. Questo è il tipo di attore che vorrei diventare.
Chi vorresti ringraziare per il tuo percorso personale professionale? Quali saranno i tuoi progetti futuri?
Mancini: “La mia famiglia mi ha sempre assecondato e spronato, anche nei momenti di difficoltà e tutte le persone che mi seguono e che mi dimostrano il loro affetto e la loro stima, in continuazione. Riguardo ai progetti vorrei ripercorrere uno spettacolo che ho fatto l’anno scorso: “La panchina”; tratto da un testo francese di Harvé Delvover. In scena siamo io e la mia amica e collega SabinaSebastiani e lo spettacolo è firmato da Paolo Venacore. È stato faticoso e vorrei che più persone possibili lo vedessero.
Riguardo al cinema e alla televisione, sono uno scritturato, faccio provini e vediamo quello che succede. Auguri per tutto Mariateresa ed un in bocca al lupo”!
