La musica come percorso di vita — Intervista a Michele Pecora
La voce di questa intervista
Michele Pecora
- Professione
- Cantautore e autore
- Provenienza geografica
- Agropoli, Campania, Italia
Michele Pecora, cantautore e autore, è al centro di questa conversazione sul tema: la musica come percorso di vita. Il dialogo ripercorre esperienze, scelte e riflessioni emerse nel corso dell’intervista, lasciando spazio alla voce dell’ospite.
Gli inizi e la passione
Quando hai sentito la percezione di avvicinarti nella musica? È stata una scelta dettata dal caso o dalla passione?
Pecora: Una scelta passionale, credo di averlo deciso già all’età di 12 anni quando ho iniziato a suonare la chitarra e a scrivere le prime canzoni, sapevo che la musica sarebbe stata la mia vita e il mio mestiere.

Quanto conta per te il testo di una canzone?
Pecora: Conta quanto – se non più – della melodia; il connubio tra testo e musica è fondamentale, perché l’uno può dare più valore all’altra e viceversa. Se un grande testo ha una melodia debole viene sicuramente valorizzato meno, ecco perché le canzoni più riuscite sono proprio quando testo e musica nascono quasi simultaneamente.
Quando scrivi, parti da un’esperienza personale oppure da ciò che accade nella società?
Pecora: Faccio sempre riferimento a situazioni o sensazioni provate magari in occasione di fatti accaduti o più semplicemente sono riflessioni che maturano piano per poi diventare scrittura. Una cosa che non faccio mai (o quasi) è partire da un titolo, perché condizionerebbe la composizione in funzione dello stesso e renderebbe meno libera tutta la parte intuitiva, che è la parte più affascinante, perché ti consente di scrivere anche di ciò che non necessariamente hai vissuto, ma è come se l’avessi fatto.
“Una scelta passionale, credo di averlo deciso già all’età di 12 anni quando ho iniziato a suonare la chitarra e a scrivere le prime canzoni, sapevo che la musica sarebbe stata la mia vita e il mio mestiere”
Sei d’accordo che la musica oggi può unirci trasmettendo qualcosa di importante contro questo momento difficile della vita?
Pecora: Si, le canzoni possono avere un ruolo importante, perché aiutano a far riflettere trasmettono emozioni. Il messaggio, attraverso la musica, qualche volta viene sottovalutato ma in realtà ha molta presa soprattutto sui giovani.
La musica e le parole
Nei tuoi brani racconti l’amore, la libertà e la forza. Che posto hanno questi valori nella tua musica?
Pecora: Li ritengo valori fondamentali. La libertà è tutto ciò che gli uomini non dovrebbero mai perdere, perché appartiene alla dignità di ogni persona e per libertà intendo anche la capacità di saper sognare sempre. La forza è tutto ciò che possiamo trarre dai valori importanti, come la famiglia, gli amici, le persone care ma anche da tutto ciò che di bello ci circonda, per esempio la natura, le stagioni, la forza di ogni respiro per riprendere fiato e continuare a lottare.
L’amore, credo che appartenga più direttamente all’anima delle persone (nasce da lì) e quindi a quella parte di noi incontaminata, capace di comprendere l’altro, anche al di là delle apparenze ma amare vuol dire anche rispetto, dedizione passione.
I talent show sono una scatola di conformismo oppure sono un percorso artistico per aiutare giovani artisti a diventare qualcuno? Che cosa è per Michele Pecora il talento?
Pecora: I talent sono sicuramente un’opportunità per tanti giovani, l’occasione di potersi far conoscere, di confrontarsi con un mondo che è molto più complicato di quello che appare. Il problema è che a tanta esposizione mediatica spesso non corrisponde una preparazione successiva adeguata e questo rischia di poter essere motivo di false aspettative importanti delusioni.
Il talento per me è quella cosa naturale di cui non sei mai pienamente consapevole ma che ti permette di dare a ciò che fai quella spontaneità che nell’arte è fondamentale.
“Conta quanto – se non più – della melodia; il connubio tra testo e musica è fondamentale, perché l’uno può dare più valore all’altra e viceversa”
Ci parli del tuo nuovo singolo?
Pecora: E la vita torna… nasce dalla consapevolezza che la vita a volte ci mette di fronte a prove difficili ma allo stesso tempo ci offre nuove opportunità e quasi sempre proprio nei momenti più duri. È una cosa che ho riscontrato spesso personalmente; le cose importanti hanno inizio proprio quando pensiamo che tutto sia finito e le opportunità sono anche intorno a noi, nel volto di una persona cara o nel semplice sorriso di un amico.
Cosa ne pensi del futuro della musica di oggi?
Pecora: Credo che sia già avvenuto un cambiamento epocale: la digitalizzazione, la diffusione la tecnologia hanno cambiato tutto il meccanismo discografico e di commercializzazione della musica. Oggi tutto è più vicino e più accessibile, forse anche troppo, ma il futuro della musica è sempre da scrivere. Ogni tempo e ogni epoca avranno sempre i suoi cambiamenti, come è giusto che sia; l’unica cosa che resisterà sempre, al di là delle mode dei tempi, è una bella canzone.
Ispirazioni e riferimenti
Quali sono i modelli a cui ti sei ispirato? Qual è la colonna sonora del tuo percorso personale professionale?
Pecora: Sono cresciuto suonando le canzoni di Simon and Garfunkel, James Taylor e una sfrenata ammirazione per Gianni Morandi. Quando sentìi per la prima volta “un mondo d’amore” o C’era un ragazzo che come me… ne rimasi affascinato e colpito e forse anche perché Morandi, oltre che bravo, rappresentava perfettamente la storia del ragazzo di provincia che era riuscito a realizzare il suo sogno, che è un po’ la storia di tanti di noi.
Chi vorresti ringraziare per il tuo percorso personale professionale? Quali saranno i tuoi progetti futuri?
Pecora: Devo ringraziare la mia famiglia che mi ha sempre sostenuto e aiutato nei momenti più difficili. Ho avuto la fortuna di conoscere collaborare con tanti grandi della musica, da Roberto Danè a Sergio Bardotti, Celso Valli e tanti altri, che mi hanno aiutato a crescere modellare il mio talento. Con qualcuno la mia collaborazione dura da sempre come raramente accade nel nostro mondo può diventare un’amicizia forte sincera, come con Pasquale Mammaro che ancora oggi è il mio manager oltre che un amico fraterno.
