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Le parole e la forza della musica — Intervista a Jalisse

La voce di questa intervista

Jalisse — Alessandra Drusian e Fabio Ricci

Professione
Duo musicale
Provenienza geografica
Oderzo, Veneto / Roma, Lazio, Italia

Jalisse, duo musicale, è al centro di questa conversazione sul tema: le parole e la forza della musica. Il dialogo ripercorre esperienze, scelte e riflessioni emerse nel corso dell’intervista, lasciando spazio alla voce dell’ospite.

Gli inizi e la passione

Come nasce il duo Jalisse come è cambiata la vostra carriera dopo il vostro successo del lontano 1996 con “Liberami” e nel 1997 con “Fiumi di parole” vincendo il festival di Sanremo nella sezione big? È stata una scelta casuale o passionale entrare nella musica?

Jalisse: I Jalisse nascono nei primi anni 90. Due entità musicali che si sono incontrate in una casa discografica di Roma. Persi di vista per due anni per poi ritrovarsi, innamorarsi e pensare di dare vita al duo. Un percorso che ci ha permesso di farci conoscere al pubblico sia italiano che estero grazie alla vittoria con Fiumi di parole alla partecipazione all’Eurovision Song Contest. La nostra carriera non si è modificata ma solidificata nel tempo.

Jalisse
Jalisse · ritratto dall’archivio di Voci dell’Arte

Nei vostri testi raccontate l’amore, la forza, il coraggio. Quanto sono importanti questi valori per la vostra musica?

Jalisse: Quando scriviamo, in testo cerchiamo sempre di pensare che possa fare del bene a chi lo ascolta. I valori sono dentro di noi grazie alle nostre rispettive famiglie.

Quanto conta per voi il testo di una canzone?

Jalisse: Fondamentale quanto la melodia e l’interpretazione. Nel testo si raccontano storie fiabe, realtà e sogni che hanno il potere di emozionare. Se ci emozioniamo noi, allora vuol dire che siamo sulla giusta strada e lo musichiamo.

“Un grande lavoro lo facevano i maestri i truccatori e parrucchieri, ma ogni settimana mi ritrovavo ad indagare nella vita di ogni personaggio, seguire interviste, esibizioni per cercare di entrare totalmente nella parte”

Fabio, le tue canzoni nascono da esperienze personali oppure da temi sociali, come la violenza sulle donne e il bullismo?

Jalisse: Non c’è un particolare motivo legato a fatti sociali. Mi sono sempre ritenuto un sognatore, uno che ama sentire un brivido, una sensazione che possa farmi riflettere. Ho scritto e scriverò di rapimenti, di eroi, di persone che lasciano questo mondo, di angeli, di amore puro, di ogni cosa che mi regala qualcosa e che possa regalare agli altri.

Il pubblico e il linguaggio della comicità

Alessandra, quali difficoltà hai affrontato a “Tale quale show”, in particolare nell’imitazione di Celine Dion?

Jalisse: È stata una grande scuola di vita e di professione. Un grande lavoro lo facevano i maestri i truccatori e parrucchieri, ma ogni settimana mi ritrovavo ad indagare nella vita di ogni personaggio, seguire interviste, esibizioni per cercare di entrare totalmente nella parte. Ora devo dirti che mi manca.

Nel lontano 1966-1970 Pippo Baudo presentava il primo talent show che si chiama “Settevoci” e in questo programma c’è uno strumento molto importante l’applausometro dove il pubblico deve battere le mani facendo passare l’artista alla prossima puntata. Diciamo che questo applausometro lo possiamo definire il nostro televoto da casa. Voglio sapere questi attuali talent show sono una scatola di conformismo oppure sono un percorso per aiutare i giovani artisti a diventare qualcuno? Che cosa è per i Jalisse il talento?

Jalisse: È la dote naturale di creatività dell’artista che deve scoprire dentro di sé e imparare a donarla agli altri. I tempi cambiano, anche i programmi. I talent scout non esistono più. Ma la musica non muore.

“Un percorso che ci ha permesso di farci conoscere al pubblico sia italiano che estero grazie alla vittoria con Fiumi di parole e alla partecipazione all’Eurovision Song Contest”

Una delle canzoni che ho amato della vostra carriera artistica è stata “Siamo ancora qui”. Vi cito alcune vostre strofe della canzone: “Siamo ancora qui/ a girare il mondo con te/ siamo ancora qui/ è il tempo che va/ siamo ancora qui a regalare un giorno in più/ con te/ e amore ci dà/ e l’amore avrà”. Se tornaste indietro avreste mai continuato a “girare il mondo” e a “regalare un giorno in più” per fare musica?

Jalisse: Girare il mondo e regalare musica è il bello della musica. Incontrare le persone nelle piazze è la gratifica per noi artisti. La musica è fatta per essere divulgata e condivisa. Noi poi siamo cittadini del mondo ed il mondo lo portiamo dentro.

Ci parlate del vostro nuovo progetto musica? Di che cosa si tratta?

Jalisse: ”Non aver paura di chiamarlo amore” è il nostro nuovo progetto in collaborazione con la band new metal i Teodasia. Dobbiamo imparare ad aprire le porte ai nostri sentimenti. Non dobbiamo nasconderci o vergognarci. È un esperimento che sta andando oltre le aspettative… Siamo gasatissimi!

Ispirazioni e riferimenti

Quali sono i modelli a cui vi siete ispirati per diventare un grande gruppo musicale? Qual è la vostra colonna sonora del percorso artistico e di vita?

Jalisse: “Abbiamo cercato di fondere le nostre passioni musicali. Per Fabio la musica inglese per Ale la musica italiana. Come colonna sonora…i nostri brani”.

Chi vorrete ringraziare per il vostro percorso personale professionale? Quali sono i vostri progetti futuri?

Jalisse: “Ringraziamo le nostre famiglie, gli amici più sinceri le nostre Jalisse tribù, i nostri collaboratori e chi ci segue sui nostri social e chiunque abbia anche per una volta incrociato i nostri sguardi.

Progetti futuri: un album fatto in casa, un musical Night to five con musiche testi di Dolly Parton e la nostra commedia musicale Non aver paura di chiamarlo amore. “

Intervista di Mariateresa L’Abbate
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