La sensibilità al centro della recitazione — Intervista a Daniela Trevisan
La voce di questa intervista
Daniela Trevisan
- Professione
- Attrice, doppiatrice e scrittrice
- Provenienza
- Padova
Daniela Trevisan, attrice, doppiatrice e scrittrice, è al centro di questa conversazione sul tema: la sensibilità al centro della recitazione. Il dialogo ripercorre esperienze, scelte e riflessioni emerse nel corso dell’intervista, lasciando spazio alla voce dell’ospite.
Gli inizi e la passione
Quando hai sentito la vocazione nella recitazione? È stata una scelta dettata dal caso o dalla passione?
Trevisan: Quando ero piccola amavo guardare tanti film e la mia natura romantica mi portava a sognare di diventare un’attrice. Infatti, ricordo che era il mio “gioco” preferito quello di esibirmi alle mie amiche riproponendo qualche pezzo di film che mi era rimasto impresso. Loro mi guardavano, mi applaudivano e, il più delle volte, mi chiedevano di ripetere la parte che avevo messo in scena.
Tuttavia, è stata determinante la mia maestra delle elementari che era la zia di Sofia Loren, Giuseppina Scicolone, perché le si illuminavano gli occhi quando parlava della nipote ci invitava di continuo a vedere i suoi film. Era il periodo in cui Sofia imperava sullo schermo ed è stato così che in me prendeva sempre più forza la passione per la recitazione

Quanto è determinante la tua passione nel renderla una vera e propria professione?
Trevisan: La speranza di poter vivere l’esperienza dell’attrice non mi ha mai abbandonata, sebbene abbia svolto la professione di insegnante, della Scuola primaria, per 36 anni.Non posso chiedere alla Vita che questa diventi una vera e propria professione, ora come ora. Attori in gamba ce ne sono ovunque, siamo in tanti a vivere il desiderio della recitazione cinematografica.
Posso però affermare che tale desiderio l’ho sempre custodito e m’impegno da tre anni per migliorare le mie competenze tecniche, nella speranza che qualche regista possa accorgersi anche di me.
Sei più portata ad interpretare personaggi che ricalcano la tua personalità o diverse dal tuo modo di essere?
Trevisan: In verità, preferisco allontanarmi dai personaggi che ricalcano la mia personalità perché mi piace conoscere parti inedite di me questo accade nell’interpretazione di altre singolarità. Mi piace soprattutto superare i miei difetti, le mie paure, le mie insicurezze perché ritengo che scoprire se stessi e i propri limiti sia un’occasione da non perdere per il nostro evolvere.
L’autoironia, che ne discende, è un forte contributo al superamento degli ostacoli, l’attraversamento delle ombre della luce consegna sempre emozioni travolgenti che ci dipingono il cuore.
“L’attore porta con sé la propria vita, ma deve imparare ad usare le proprie emozioni come strumento che crea passione nel superare le eventuali opposizioni all’interno del copione”
Quando il regista ti offre una parte in un film, accetti subito un copione proposto?
Trevisan: No, sento il bisogno di esaminarlo secondo quello che è il mio status morale. Ciò non vuol dire che mi metto a giudicare il pezzo in sé o l’intera sceneggiatura, ma in me vive la necessità di comprendere come starci nella trama del tutto proposto, capire come starci nei dettagli, per consegnare un comportamento umano desiderabile. Mi piace poter parlare con il regista, quando possibile, per poterci scambiare i propri sguardi d’insieme per poter consegnare il meglio di me.
Il percorso e le idee
Che cosa è per Daniela Trevisan la figura dell’attore?
Trevisan: L’attore porta con sé la propria vita, ma deve imparare ad usare le proprie emozioni come strumento che crea passione nel superare le eventuali opposizioni all’interno del copione. Ciò implica l’intima conoscenza di se stessi e sapere analizzare la sceneggiatura affinché l’interpretazione scenica risulti una vera e propria processualità dell’inconscio. Risulta soprattutto risolutiva la capacità di utilizzare le avversità per superarle quindi vincere, apportando intensità d’interpretazione.
L’attore deve essere in grado di portare in scena sentimenti pulsanti.
Tra tutti personaggi che hai interpretato nella tua carriera, Qual è stato il personaggio a cui sei legata? Che cosa la caratterizza?
Trevisan: Nella mia vita ho sempre cercato di superare le avversità e le sfide che lei stessa mi ha sottoposto. Questo mi ha arricchita di volontà e di autocontrollo delle incertezze che mi sono ritrovata di fronte. In pratica, trionfare sulle avversità ha significato per me imparare a danzare in una dinamica che apre al tutto possibile al tutto realizzabile. Ho imparato che se desidero una cosa vado a prendermela e nell’inseguirla, più mi avvicino e più riesco a tenere alti i miei livelli emotivi e motivazionali.
In conclusione, sono legata a tutti quei personaggi che sono mossi dalla scoperta del come superare le avversità con ironia e forza di volontà. Sono legata a due splendide attrici: Monica Vitti e Mariangela Melato per queste loro tinte temperamentali
“Molte delle pellicole, orientate a ciò, sono state presentate anche alla 76ma Mostra d’arte internazionale cinematografica di Venezia”
Cosa ne pensi del cinema di oggi?
Trevisan: Il cinema oggi propone temi di attualità, apporta soluzioni, compensazioni alle multidimensionalità umane dando loro realtà di dignità. Grazie alla sua funzione critica e divulgativa, il cinema trasmette contenuti e conoscenze, offrendo una ricostituzione dell’equilibrio psico-sociale di cui c’è sempre bisogno e dunque ricomposizioni creative ricche sotto il profilo catartico. Molte delle pellicole, orientate a ciò, sono state presentate anche alla 76ma Mostra d’arte internazionale cinematografica di Venezia.
Quando il cinema mostra i vari conflitti interni, le sfide, i traumi, i desideri, i sentimenti reali degli individui nelle varie diversificazioni personali e contestuali e li sa trasformare o trasferire in qualcosa di positivo, assolve completamente al proprio compito.
Quali sono stati i modelli a cui ti sei ispirata per diventare un’attrice emergente?
Trevisan: I modelli a cui mi ispiro sono sostanzialmente quelli umani, quelli in cui la fragilità risulta il punto di forza e in cui la speranza di oltrepassare il guado si fortifica sempre più. Amo la sensibilità umana e tutte le strategie per mantenerla assieme all’umanità. Dunque anche i miei modelli artistici si connotano di persone umane sensibili e rispettose delle altrui singolarità sempre in uno stato d’animo di accoglienza della differenza.
Mi è piaciuto molto il film: “Mi chiamo Sam” interpretato dall’attrice Michelle Pfeiffer e Sean Penn, regia di Jessie Nelson che ho faticosamente interpretato, visibile in you tube, perché pezzo emotivamente forte, ma che ritengo prezioso per sensibilità.
Ispirazioni e riferimenti
Qual è la colonna sonora del tuo percorso personale professionale?
Trevisan: La colonna del film: “La vita è bella” perché è così… sia per i contenuti del film che nella vita. Primo Levi, nel suo libro: “Se questo è un uomo”, quando parlava dal campo di concentramento, affermava queste parole: ” Io stavo pensando che fuori la vita era bella e che avrebbe continuato ad essere bella. In questa visione mi riconosco e l’ho pure trasferita anche all’interno del mio romanzo pedagogico: “Il campo di girasoli” ed.
Cleup, 2015, in cui comunico, tra i tanti temi, anche della violenza dell’uomo sull’uomo. La vita è bella e pregiata e va rispettata nel dentro e nel fuori di noi, in tutta la sua potente luce.
Chi vorresti ringraziare per il tuo percorso personale professionale? Quali saranno i tuoi progetti futuri?
Trevisan: Ringrazio, in primis, la mia famiglia che mi ha sempre dato l’opportunità di disporre della libertà di spazio di libero movimento intellettuale ed artistico.
In seconda battuta ringrazio i vari Maestri casting director incrociati fino ad oggi che sono molti, ma un casting director in particolare: il regista Alessandro Pondi, che stimo moltissimo ed ha catturato anche i miei sani sentimenti amicali per la sua speciale sensibilità, per la sua capacità di ascoltare in modo attivo e valorizzare chiunque scelga il mestiere dell’attore, oltre che interpretare positivamente la vita e sceneggiarla con quella leggerezza che connota la commedia all’italiana.
Infine, ringrazio il mio Maestro prossimale che mi ha seguita e mi segue sia individualmente che all’interno dei vari corsi progressivi cinematografici: Vittorio Attene, diplomato alla Silvio d’Amico di Roma, regista e sceneggiatore teatrale. Lui è colui che mi insegna come stare in collegamento con gli obiettivi di scena e stare complessivamente sul compito davanti la camera. I progetti sono sempre tanti avanti a me, li inseguo con passione finché questi sono attivi c’è Vita che mi sorride.
In questo nuovo anno accademico, che sta per iniziare con il mese di ottobre, concluderò il secondo anno dell’Accademia: “Professione Artista” di Roma, grande vetrina professionale, e intraprenderò una nuova sperimentazione: “L’Atelier”, nell’Associazione culturale: “Fantalica” di Padova, condotta da Vittorio Attene, protesa alla realizzazione di un cortometraggio. Ringrazio comunque tutti per l’attenzione l’accoglienza circa le individuali specificità.
